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_il femminile in Dante
la copertina del libro
Dante specchio umano, di Marìa Zambrano, tr. it. di E. Laurenzi, edito da Città Aperta Edizioni, 2007, offre due inediti illuminanti su Dante, che sotto lo sguardo acuto di Zambrano, appare un uomo universale, emblema dell'esilio, metafora della condizione umana. Lo scritto approfondisce il tema dell'intelletto d'amore, un tema assai caro al Medioevo, ma qui estrapolato e trasmutato in reale espressione dell'essenza umana.
 
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_Il mio diario del parlare materno

12 ottobre 2007

Dante, Marìa Zambrano e l’intelletto d’amore

 

“Donne ch’avete intelletto d’amore”

Dante, Vita Nuova XIX, 4

 

“Se dunque Beatrice è per Dante strumento di salvezza, non lo è come passivo oggetto di devozione, ma come un essere umano femminile che lo interpella e lo induce a mettersi in cammino. E’ forse è proprio questo il significato di quelle «burle» che Marìa Zambrano coglie come intimamente connesse alle rivelazioni della Vita Nuova: è l’incontro di Dante con un parlare femminile, tra donne; un parlare «altro» ma con logica stringente, che lo mette in contraddizione, e a partire dal quale egli decide di rivolgersi alle donne che non sono «pure femmine», ma hanno «l’intelletto d’amore».”

Il testo citato è tratto dalla bellissima Introduzione di Elena Laurenzi alla raccolta di saggi su Dante scritti da Marìa Zambrano nel 1966 col titolo Dante espejo humano ed ora tradotto dalla stessa Laurenzi in italiano, con il titolo Dante specchio umano (Città Aperta Edizioni, Troina, 2007, p. 49).

 

Chi ha avuto esperienza di quello che Dante definisce “intelletto d’amore”?

E che cosa è – realmente – l’intelletto d’amore?

L’amore di cui stiamo parlando non è estraneo alle passioni, poiché anzi in esse e con esse si invera. Come vere sono del resto le passioni di Dante, sostanza reale del suo genio. Scrive la Zambrano:  “si direbbe che tutto quanto successe a Dante sia stato convogliato in un crogiuolo dove i fatti si tramutano in intimi avvenimenti e le passioni che gremivano il suo cuore in passione di giustizia. E pensiamo che una cosa simile non sarebbe potuta accadere se l’amore non si fosse tradotto in conoscenza” (Idem, p. 69).

Ma per Dante, come per l’essere umano che nella sua esperienza si trova riflesso, si tratta di un’intelligenza (Che cosa è l’intelligenza?) che si muove, che agisce (non è passiva) in una forma amorosa: l’amore è la modalità attiva dell’intelligenza, il suo centro…….Nel mezzo del cammin di nostra vita…..direbbe Dante e la Zambrano afferma: «La vita ha bisogno della parola; se fosse sufficiente vivere, non si penserebbe, se si pensa è perché la vita ha bisogno della parola, della parola che sia il suo specchio, della parola che la rischiari, della parola che la potenzi, che la innalzi e al tempo stesso dichiari il proprio fallimento» (María Zambrano, A modo de autobiografia, in “Compluteca”, Alcala de Henares, 1989, tr. it. di Elena Laurenzi, Quasi un’autobiografia, in «Aut aut» 279 (1997) da p.125 a p. 134, la citazione è a p. 125).

L’agire concreto dell’intelletto amoroso è la parola, così come la descrive la Zambrano.

E Dante trova nel suo intimo l’immagine di Beatrice, il femminile, che lo attrae, lo assimila, lo induce al rinnovamento spirituale, in quanto parola femminile e veicolo della Luce.

Tutto ciò potrebbe apparire fittizio. Ma non lo è, se ci sofferma a ripercorrere interiormente le tracce di cura e di dono che abbiamo ricevuto sin dal nostro nascere e forse ancor prima. La nostra esistenza è contrassegnata da qualcosa di concreto e forte, che è poi il nostro nucleo relazionale col mondo, nel quale siamo, nel bene e nel male, saldamente radicati. La nostra madre è in tutto questo un centro pulsante di affettività e di essere che genera conoscenza e parola.

La parola materna è l’anello di congiunzione tra intelletto e amore. L’intelletto d’amore umano è allora per eccellenza l’intelletto materno.

Non come archetipo, bensì come atto umano che attraverso la parola unifica amore e intellezione.

 

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