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_parole che si perdono..
cerchi nell'acqua
Quando chiude una libreria le parole si allontanano da noi come cerchi nell'acqua.
 
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_il mio diario del parlare materno

14 novembre 2007

CHIUDE LA LIBRERIA "PENSIERO LIBERO"

 

Tra qualche giorno chiuderà l’unica vera libreria che il mio paese abbia mai avuto: Pensiero Libero (ne ho parlato nella pagina di diario “Perché scrivere”).

Tra qualche tempo dunque, il nostro libraio sognatore chiuderà il suo baule di parole e noi non avremo più chi ce le fornirà.

Sì perché è questo che il nostro libraio ci ha dato in questi anni: un luogo dove le parole attraverso i libri hanno nutrito le nostre menti, rendendole più libere, più sicure e più felici.

Che cosa ne sarà di noi adesso?

Capiterà che un giorno non troveremo più le parole per dire cose semplici e importanti, come “amore”, “fiducia”, “speranza”, “verità”, “autoconsapevolezza”, “etica”, “solidarietà”, “cura”, “democrazia”, “persona”, “essere”……

Capiterà che la nostra biblioteca non saprà più riconoscere autori e testi gradevoli per il pubblico, mancherà un ponte professionale tra l’editoria e il bibliotecario.

Capiterà che i nostri figli dovrano cercare al supermercato i libri da leggere, e cosa più deprimente, nessuno li aiuterà a scegliere sulla base del principio educativo della lettura ma solo su quello deviante della bella copertina e della pubblicità televisiva più accattivante.

Capiterà che la mafia nel nostro paese governerà meglio le menti dei nostri ragazzi, perché essi non troveranno alternative di vita nello spazio morale e cognitivo dei loro sogni. Smetteranno di credere perché non avranno nessun grande libro e nessun buon libraio che illumini il loro cammino con i valori e il vissuto di grandi romanzieri e poeti.

Capiterà che il nostro paese sarà sempre meno capace di imparare lezioni di progresso civile  attraverso la cultura di altri paesi che hanno trovato una risposta ai problemi e che possono aiutarci a trovarla.

Capiterà che non avremo più memoria.

Saremo poveri, molto più poveri di ieri.

Saremo soli.

Muti.

Al buio.

E vorrei che tutto questo non accadesse.

Vorrei svegliarmi domani sapendo che il nostro libraio, il suo baule, i suoi sogni sono ancora lì, a vegliare sulle parole prima che esse perdano di significato per noi.

E vorrei che il mio urlo di rabbia raggiungesse i miei concittadini, che li scuotesse profondamente, come potrebbe l’urlo di un dio, o di una tempesta senza fine:

 

SALVATEVI, SALVATE LE PAROLE, SALVATE IL NOSTRO PENSIERO LIBERO!

 

Perchè come scrive Vecchioni nella Prefazione al suo celebre romanzo Il libraio di Selinunte:

“La parola non è un oggetto casuale, una merce di scambio, un codice di comodo: è la storia, l’intelligenza che adatta o reinventa, l’emozione che dà accenti, ritmi soavità e burrasca, aspetto, volto alla muta condizione del cuore. (…) La parola ricorda: ricorda com’eravamo, perché siamo, come saremo, ricorda nell’intimo della sua essenza, in una memoria che sopravvive ai suoi nuovi colori e ai suoi vecchi significati, perché se le cose le ha create Dio, le parole sono le cose ricreate dagli uomini: è quel nome, la vita.”

 

 

 

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