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_donne che lavano infelicità dai panni
lavandaie_renoir
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero/ resta un aratro senza buoi che pare/ dimenticato, tra il vapor leggero./ E cadenzato dalla gora viene/ lo sciabordare delle lavandare/ con tonfi spessi e lunghe cantilene:/ Il vento soffia e nevica la frasca,/ e tu non torni ancora al tuo paese!/ quando partisti, come son rimasta!/ come l’aratro in mezzo alla maggese./ (Lavandare di G. Pascoli)
_bachmann
poesie bachmann
Parola, sii nostra,/ libera, chiara, bella./ Certo, dovrà avere fine/ Ogni cautela./ (Il gambero si ritrae,/ la talpa dorme troppo/, l’acqua dolce dissolve/ la calce, che pietre ha filato)./ Vieni benevolenza fatta di voci e d’aliti,/ questa bocca fortifica/ quando la sua fralezza/ ci inorridisce e inceppa./ Vieni e non ti negare,/ poiché in conflitto siamo con tanto male./ Prima che sangue di drago protegga l’avversario/ Questa mano cadrà dentro il fuoco./ O mia parola, salvami!/ I. Bachmann, dalla poesia “Discorso ed epilogo”, in Poesie, tr. It. Mandalari, Tea, 1996.
 
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_il mio diario del parlare materno

Parola salvaci!

12 dicembre 2007

 

 

Salvaci, tutti, o parola. Che tu sia materna, o divina, o astrale: salvaci comunque dal male.

Come narrava il poeta fanciullino, anche le donne della mia famiglia, timide lavandare al fiume verde della storia, sapevano annegare il loro desiderio nel gorgo della nostra-mia felicità; sbiancate hanno grandi paure e ansie del tempo.

Hanno riempito, goccia a goccia, il secchio dell’anima, creando provviste di bene. E hanno cantato l'attesa di un grande momento.

Che non arrivava mai. Ma il loro cuore-canto non si è mai arreso.

Chi siamo-diventiamo-rischiamo oggi noi figlie? L’arsura dei nostri pensieri, dei nostri intenti, delle nostre speranze?

Camminiamo a piedi nudi in una terra che ci ha rifiutate: perché piangiamo quando le lacrime si raccolgono inermi nell’incavo delle mani? Per pietà del mondo, solo per questo.

Forse diventiamo-mutiamo-creiamo un essere occhi-amicizia che ci raccomanda di non temere l’horror vacui al quale siamo esposte come balocchi per bambini.

E’ giusto combattere il male guardando la vita attraverso un vetro di sentimenti? Certo nessuno ti vorrà mai bene quanto loro.

Loro-noi-tu sono pace della tua-nostra pace.

Là, uno scoglio isolato dalle acque, senza porta verso l’orizzonte, sta a ricordarti il niente, che esso esiste e non è un miraggio.

Ma tu-noi sei-siamo qui, appoggiate alla terra ferma, nulla ti turbi, nulla ti spaventi:  artista-bambina-madre-casa, chiocciola di parole per i tuoi figli, strisciando-galoppando nella vanità di questo mondo, segnando-sognando un loro-tuo grande momento.

Salvaci, parola!

Andrò al fiume anch'io, quest'oggi, con il mio secchio ricolmo di invisibili amarezze.

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