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angeli in piazza
angeli della chiesa del S. Rosario a biancavilla
Sempre, come una musica, / insiste la memoria./ Tamburi dagli spalti immateriali,/ Flauti del paradiso./ Echi di schiere battezzate/ cadenze troppo grandi, / che soltanto si addicono agli eletti/ alla destra di Dio. (Emily Dickinson, Poesie, Bur, p.175).
 
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_ Il mio diario del parlare materno

 18 dicembre 2007

 

Setti fimmini

 

Tì, tì, tì,

setti fimmini e un tarì,

un tarì ci pari pocu

setti fimmini e un piricocu;

lu piricocu eni duci,

setti fimmini e na nuci

e la nuci eni dura,

setti fimmini e na mula,

e la mula jetta cauci,

setti fimmini e na fauci;

e la fauci è tagghienti,

setti fimmini e un serpenti;

lu serpenti è muzzicaloru,

setti fimini e un cannolu;

lu cannolu è di canna,

setti fimmini e na manna;

e la manna è di linu,

setti fimmini e un parrinu;

lu parrinu dici la missa,

setti fimmini e la batissa;

la batissa frii l’ova,

setti fimmini e mastru Nicola;

mastru Nicola vinni acitu,

setti fimmini e un pudditru;

lu pudditru sciddicau

e la cuda s’ammaccau.

 

Il canto che vi propongo in dialetto biancavillese, in realtà lo troviamo in tutta la Sicilia.

E’ uno dei miei canti preferiti, per il suo ritmo a giostra. La musicalità di questo canto è gioiosa e coinvolgente, molto allegra e particolarmente adatta all’infanzia.

Insegna ai bambini il valore simbolico dei numeri e il senso del tempo.

Se contiamo le volte in cui compare l’espressione “setti fimmini e un tarì” ci accorgiamo che sono 12, come le ore.

Inoltre ciascuna strofa propone una situazione nella quale un soggetto compie un’azione buffa o strana.

Il numero è quindi un modo per rappresentare la realtà circostante, che viene descritta con ironia.

La nozione del tempo è una conquista che avviene verso i 5-6 anni d’età e richiede un tirocinio educativo alle quali provvede la lingua materna.

Marìa Zambrano in un passo del suo saggio L’umano e il divino, ci spiega l’importanza antropologica di questi canti che si rifanno al tempo.

“Sono ritornelli, parole che si ripetono nello stesso tono, poiché dalla tonalità e dall’inflessione della voce dipende in gran parte il senso. Tonalità e parole sono state colte  insieme, sono nate allo stesso tempo….. Non c’è incantesimo senza ritmo, poiché il ritmo è la più universale delle leggi, vero a priori che sostiene l’ordine e anche l’esistenza stessa in ogni cosa…..Il ritmo è rito.” (Edizioni Lavoro, 2001, p. 199-200)

Il canto dei Sette fimmini e un tarì è destinato alla ritualità del quotidiano: rappresenta l’occhio del bambino portato in braccio dalla madre che si muove nelle strade di un paese o di un quartiere.

Un segno, una ritualità che aprono al valore sacro della realtà e forniscono gli strumenti interiori per il superamento del tragico.

 

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