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_la voce dei neonati
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La voce dei neonati, nel vagito, nei versi, nella lallazione, è un richiamo all'essenza della bellezza. E per bellezza intendo armonia, ritmo, affettività, tenerezza, intelligenza, capacità spirituale. Ogni volta che un bambino apprende una lingua fa un passo verso noi, e noi nell'insegnare a lui l'uso delle nostre parole, torniamo alle origini della lingua stessa, alla nostra patria materna, alla nostra sorgente più profonda di significati. Significati che a volte ci trascendono e con i quali siamo legati da fili invisibili e del mistero.
 
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_il mio diario del parlare materno

Conversazione con un neonato

 

Sbuca da un fagotto di stoffa, con occhi immensi e divoratori di luci e ombre che gli passano accanto. Ogni tanto contorce la bocca lasciando sfuggire un rivolo di bava sulla sacca che lo contiene. Lui o lei (non riesco a capirne il genere) mi sta fissando dal marsupio stretto al petto di una donna piena e formosa che ha tutta l’aria di esserne la madre.

Sto facendo la fila al supermercato e mi capita quanto di più bello possa esserci su questa terra: conversare con un neonato. Comincio a emettere brevi suoni modulando la voce per cogliere un riflesso, un interesse capace di attirare la sua attenzione. Al mio “la” sotto forma di “ciao” il neonato sposta la testa in alto. Allora subito lo gratifico con un morbido gesto con la mano che simula il volo di una farfalla. Ecco arriva la sua risposta: un vagito di contentezza: Aaa! Mi dice. Poi aggiunge: Eee, bello fallo ancora! E io continuo con le farfalline e poi con la canzoncina del campanellino: Din din din fa il campanellino, din din din ma com’è carino…..sono due bacetti….altri due bacetti……

Il piccolo sorride allegro, emette versi tipo: “Di-di” “Da-dà”, “lallà” e io li ripeto a lui per suggellare la nascita di un’intesa fondata sull’invenzione di un inguaggio. Ora la sua mamma mi sorride. Che bel bambino, le dico.

Ma lei ha finito di insaccare la sua spesa e adesso mi saluta portandosi via il suo cucciolo d’uomo.

 

Mi giro e noto uno sguardo luminoso nella gente che sta in fila dietro di me, nella cassiera e finanche in una commessa intenta a riassettare la merce sugli scaffali.

 

Non so perché, ma ho l’impressione che tutti abbiamo in testa lo stesso pensiero: oggi, la voce di un neonato, tra suoni e meraviglia, ha restituito bellezza alle nostre vite. Persino negli spazi tediosi di uno squallido supermercato.

 

Allora buon “Lallà” a tutti noi!

 

 

 

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