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_Il mio diario del parlare materno

10 giugno 2006

"Manu manuzzi ca veni papà,

porta cicci e-ssi nni va,

porta mennuli e-nuciddi,

ppi-gghjucari sti piciriddi:

i picciriddi nan-zanu iucari,

maccarruna ppi-ccarnalivari!"

Il gioco con le mani che diverte tutti bambini conosce mille varianti. Vi ho proposto quella che ho ascoltato da piccola. L’importanza di questi giochi sta tutta nel valore simbolico che le mani hanno per il bambino. Maria Montessori ha dedicato intere pagine a questo tema, sottolineando gli effetti positivi del lavoro manuale nello sviluppo mentale del bambino. "I veri ‘caratteri motori’ collegati con l’intelligenza – scriveva la Montessori nel saggio Il segreto dell’infanzia, del 1938 – sono il linguaggio e l’attività della mano a servizio dell’intelligenza per realizzare il lavoro…..Nel subconscio dell’umanità è sentita la mano quale manifestazione dell’io interiore……Il primo avanzarsi di quella piccola mano verso le cose, lo slancio di quel movimento che rappresenta lo sforzo dell’io di penetrare nel mondo, dovrebbe riempire l’animo dell’adulto di ammirazione." Nel grembo materno, immerso in una bolla d’acqua , il feto comincia a sviluppare il senso del tatto. Il bambino porta il pollice in bocca, oppure tutta la mano. A volte si sfiora la testa o il corpo. Che cosa registra la sua mente durante questi movimenti? E che cosa lo spinge a compierli? Il suo DNA agisce come impulso al movimento della mano e la sua capicità intellettiva accoglie questo istinto sotto forma di memoria prenatale. Il gioco con le mani lo accompagnerà per sempre. Le mani dei neonati stringono il dito che si porge loro. Questo contatto tra mani e dita, tra bambino e adulto, è il primo momento di competenza acquisita da parte del bambino sulle mani. Durante l’allattamento al seno, il bambino a un certo punto afferra la mammella della madre in un gesto di appropriazione di ciò che rappresenta tutto il suo mondo. Si afferma come dominatore dell’universo! Le mani passano così a un grado superiore di conoscenza. Tra i 4 e i 6 mesi i bambini li portano continuamente in bocca, li osservano con attenzione, li fotografano, li rielaborano in un quadro cognitivo che li pone in relazione all’ambiente e primariamente al corpo materno. Dopo i 6 mesi le mani sanno già lavorare. Afferrano gli oggetti con precisione. Il bambino sa che deve prendere quell’oggetto che ha puntato ancora prima che la sua mano si muova. E’ importante dirgli sempre il nome dell’oggetto in questione. Perché il legame tra linguaggio e l’attività manuale si imprima nella sua mente in modo permanente. Le filastrocche delle mani esercitano un movimento sulle manine del bambino o della bambina e legano la voce materna all’azione. Battere le manine; prendere le mani del figlio/a e muoverle; suscitare il suo sorriso con le parole e con le mani; sono tutti gesti semplici, ma di grande impatto educativo. Le mani per un bambino possono essere il suo primo teatro della fantasia. Il corpo del bambino viene coinvolto da un ritmo antico come lo è il tamburo: "Perché anche questi ritmi traggono la loro forza altrove: dall’esser suonati col corpo e sul corpo. Non solo dalla bocca che dice o dall’occhio che legge, ma dal corpo che fa. E che fa con piacere, in un rapporto fra corpi dolce e positivo: piacere dell’amore genitoriale, piacere del gioco fra eguali. I tamburi di questi versi sono scanditi sulle dita della mano, i tratti del viso, le parti del corpo, affettuosamente toccate e strapazzate; sono ritmati facendo saltare il bambino sulle ginocchia, o con altre esilaranti acrobazie; sono battuti dalle mani che battono le mani dei compagni di gioco, con virtuosismi acrobatici, incroci, rapidi raddoppi, scambi palmo-dorso…" Scrive Tognolini, il nuovo Rodari delle filastrocche. Io penso alla mano del bambino come a una conchiglia capace di raccogliere sabbia dagli abissi del mare; e come la conchiglia ospita un essere vivente, la mano nasconde una parte spirituale del bambino, risvegliata dall’allegria e dall’intelligenza del movimento. 

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