Il sorriso del piccolo A.
Una seconda straordinaria possibilità
I miracoli sono eventi esterni straordinari resi possibili da profondissimi co-movimenti e grandi trasformazioni interiori.
Non sempre accadono, o spesso accadono senza che noi ce ne rendiamo conto.
Ma in certi momenti sembra che il soprannaturale abbia preso dimora nella coscienza di chi vi ha prestato fede. Facendone un vessillo, uno strumento di trasmissione della salvezza.
Di fede in fede, da una coscienza all’altra, il passaggio della speranza genera una solidità luminescente dello spirito, una nuova stella, capace di spostare ostacoli insormontabili e realizzare la grazia.
Ieri ho assistito a un miracolo.
Ieri un bambino in lotta con la morte, ce l’ha fatta.
Ieri è stato un giorno luminoso.
Hanno pregato tutti per lui, da diverse città e luoghi, da differenti esperienze e divergenti principi personali, tutti hanno chiesto la sua salvezza. E tutti, insieme, hanno creduto nel miracolo, tutti con la propria fede l’hanno invocato.
Per primi i suoi genitori, le nonne, la zia.
C’era nel loro passato la perdita di bambini e di ragazzi, il vuoto e la disperazione insanabile di persone care scomparse prematuramente.
C’era nei loro volti il segno di una violenta sconfitta e di un’immensa paura.
Per questo da loro si richiedeva uno sforzo più intenso di credere; per questo la loro fede è stata più grande, più eccezionale.
Forse solo chi soffre ha diritto di dubitare. E loro non l’hanno fatto.
Loro hanno creduto in una seconda possibilità.
E’ vero, la fede è semplicemente questo.
Un atto di concentrazione sulla possibilità perenne del bene.
La capacità di tenere fermo il cuore dinanzi allo smarrimento e alla perdizione scaturiti dal dolore.
Il filo invisibile che unisce un gruppo di persone all’impossibile.
Il nuovo sorriso del piccolo A. nella stanza di un ospedale.
E la nostra imprevedibile rinascita con lui.