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Sorelle a voi non dispiace....

foto pozzi antonia.jpg

sull'orlo del nido
breuil 1934-

la foto è stata scattata da 

Antonia Pozzi

 

Sorelle, a voi non dispiace

ch’io segua anche stasera

la vostra via?

Così dolce è passare

senza parole

per le buie strade del mondo -

per le bianche strade dei vostri pensieri -

così dolce è sentirsi

una piccola ombra

in riva alla luce -

così dolce serrarsi

contro il cuore il silenzio

come la vita più fonda

solo ascoltando le vostre anime andare -

solo rubando

con gli occhi fissi

l’anima delle cose -

Sorelle, se a voi non dispiace -

io seguirò ogni sera

la vostra via

pensando ad un cielo notturno

per cui due bianche stelle conducano

una stellina cieca

verso il grembo del mare.

 

A. Pozzi

 
meta
_Bianca ha tante sorelle.......

Sceneggiatura tratta dal vissuto

 

Bianca ha tante sorelle, due fratelli e molti nipoti.

E’ sposata da dieci anni. Ha tenuto in grembo tre figli, forse quattro, che non sono mai nati. L’ultimo è morto pochi minuti dopo il parto. Riuscirà ad avere un figlio?  Naviga in se stessa in una sorta di oblio che la istupidisce, la stordisce.

Ma Bianca ha un altro dolore in questo momento, un dolore che non può esprimere perché esprimerlo vorrebbe dire far del male a suo fratello: suo fratello Enzo ha avuto un bambino, e ora Bianca va a trovarlo, fingendo di essere felice:  sono felice, sono felice, si ripete in continuazione.

Bianca si avvicina al nipote neonato che si agita nella culla: sembra che voglia essere preso in braccio da lei, ma lei non osa. Gli altri sono immersi in una discussione, sono distratti.

Allora lei capisce di dover affrontare quel nodo che ha dentro. Prende in braccio il piccolo. Le mani di Bianca che stringono il neonato diventano calde e amorevoli, ma improvvisamente stringono più forte. Lei teme di fargli male, così lo abbandona nel suo cuscino. Accanto al bambino lascia il suo dolore, una palla di fuoco che affonda nella culla.

Di scatto si gira verso la finestra.

La cognata parla di tornare a  casa.

Passa il tempo: mezz’ora di chiacchiere e di silenzi imbarazzanti.

Bianca è stanca, vorrebbe andare via.

Saluta il fratello, la cognata. Si avvia verso la culla e come in un sogno dentro il quale svanisce con tutta la sua coscienza, prende in braccio il piccolo neonato, lo avvolge con la copertina di lana che trova poggiata sul cuscino. Fa per uscire.

Il fratello la blocca: dove lo porti? Poi la guarda in viso e capisce: che cosa ti è successo Bianca?

Niente non è successo niente, ho solo bisogno di tempo. Dice.

Scappa via lasciando una traccia di dubbi, di risposte non date e di paure.

Adesso ascolta solo il ticchettio delle sue scarpe nel corridoio, rapido sempre più veloce. E un pensiero, martellante su tutto il suo essere: non era mio figlio, non era mio figlio.

 

Alfia Milazzo

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