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Charlotte Salomon

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Guache di Charlotte Salomon raffigurante i suoi genitori e la sua nascita.

 

Chi era Charlotte Salomon?

Molti hanno letto il "Diario di Anna Frank" , ben pochi conoscono l'opera di Charlotte Salomon, che della giovane Anna condivise la sorte. Charlotte Salomon nasce il 16 aprile 1917. Prima la mamma Franziska, musicista e poi la matrigna, ed il padre Albert, medico, crescono la figlia nell'ambiente benestante, raffinato e colto degli ebrei del tempo a Berlino, sotto la minaccia sempre più pressante dell'antisemitismo tedesco. Nel 1935 Charlotte abbandona il liceo a causa delle leggi razziali emanate dai nazisti, mentre frequenta sino al '38 l'Accademia di Belle Arti. Nel 1939, quando il clima antiebraico diventa insopportabile e prima dell'impossibilità per gli ebrei di lasciare il Reich, Charlotte fugge in esilio nel sud della Francia, dai nonni materni a Villefranche-sur-Mer. Nel 1940, a seguito del suicidio della nonna scopre il terribile segreto che accomuna le donne della sua famiglia. Anche la madre e la giovane zia Charlotte sono morte suicide! Quasi fosse un esorcismo, una fuga dal destino infausto rivelatole dalla terribile scoperta, la giovane donna si impegna in un'opera che sarà la sua autobiografia. La vita di Charlotte si dispiega su 780 piccole "guache" dipinte dalla ragazza tra il '40 ed il '42. Ogni "guache" è un giorno della sua vita. L'opera composta dalle piccole "guache", create con i tre colori primari, i titoli e la musica che Charlotte ha deciso per accompagnare ogni tavola, possono essere considerati a tutti gli effetti un'opera multimediale. Ogni foglio dà vita al dispiegarsi del dramma personale della ragazza , che si confonde col dramma universale di ogni ebreo. Quel raccontare e confrontarsi sono il mezzo per non suicidarsi e per allontanare un gesto temuto inevitabile. LEBEN? ODER THEATER? Vita? O teatro? Questo il titolo dato da Charlotte alla sua opera, alla sua vita. Il 21 settembre 1943, pochi mesi dopo aver terminato il suo lavoro Charlotte e lo sposo Alexander Nagler vengono arrestati dalla Gestapo e tradotti prima al quartier generale di Nizza e poi attraverso il campo di transito di Drancy verso Auschwitz. Il 10 ottobre 1943 Charlotte giunge ad Auschwitz. Muore il giorno stesso, ventiseienne, incinta al quarto mese. La sua opera non è andata persa. Un amica americana, Ottilie Moore, la raccolse e dopo la guerra, restituì i disegni al padre di Charlotte che nel 1959 li donò al Rijksmuseum di Amsterdam, sino a quando l'opera passò al Jood Historisch Museum della stessa città, dove è tuttora conservata.

tratto da: http://www.dialogare.ch/Dialo_Vocabo_testi/D_Art7.htm

 

Per approfondire: Charlotte Salomon. I colori della vita, Katia Ricci, Palomar, Bari, 2006. Può la bellezza salvare dal suicidio? Può l’arte visiviva e quella musicale costituire un ponte tra la vita e il suo significato? La risposta a questo importante quesito ce lo dà il libro di Katia Ricci su Charlotte Salomon.

 

 
meta
_Bene nel bene: i miei genitori

 

Una notte intera al pronto soccorso con una persona  cara e non bastano taccuini per definire i confini della paura. Luce livida di un corridoio d’ospedale e l’universo è tutto qua: nel pianto d’angolo di una donna giovane, una figlia che ha accompagnato il padre con il quale, mi dice, ha litigato, e lui dopo averla picchiata, si è sentito male. Lei allora lo ha portato qui per farlo curare, ignara o dimentica del fatto che sul viso e nei capelli sono chiari i segni di una lotta solo subìta.  “Scappa, vola via”, vorrei dirle, ma me ne manca la tenerezza. Torna la paura di sbagliare.

Dio come è ingiusto il mondo! E quanto mi amareggia questa giovane testarda solitaria figlia di un padre “minore”.

Pochi minuti alla mezzanotte di un nuovo anno e sono qui a macerarmi il cuore: mi arriva un sms da parte di un'amica lontana,  da piccola abbandonata dal padre e adesso, morta la madre, è rimasta competamente sola: "ti sono vicina con il pensiero", le rispondo. Ma mi viene da piangere, per lei. Non trovo niente di meglio da scriverle, non so darle l'abbraccio che le manca.

Subito arriva un’altra donna giovane, con un altro padre, che sembra abbia smesso di amare la vita; e lei che lo sgrida amorevolmente: “Papà devi farti curare”, lo riprende, “dobbiamo andare da uno specialista, ti accompagnerò io, sono tua figlia”.

E scuote in me il bisogno di credere nella bontà umana, negli affetti, nell’amore.

Voglia di inondare gli infelici di gioia, i disperati d'amore, i solitari di amicizia. 

Voglia di abbracciare mio padre e mia madre che mi hanno sempre amata, per dire loro, con tutta la gratitudine che ho in petto, con la bellezza che pulsa nei miei ricordi e nei miei sogni:  LA VITA E' (come dipingeva Charlotte Salomon) TEATRO. E VOI, MIEI ADORATI GENITORI,  SIETE IL BENE NEL BENE.

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