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_la dea dell'Armonia, madre di tutte le arti

Mnemosyne o la Memoria

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Secondo la mitologia greca Mnemosyne era la dea della Memoria o Armonia. Da Zeus ebbe nove figlie, le Muse, divine protettrici delle arti. L’interpretazione di questo mito offre numerosi spunti di riflessione sul tema della memoria. Ma perché i greci pensavano che essa fosse la madre di tutte le arti e soprattutto Armonia?

I greci intuirono ciò che le moderne neuroscienze hanno dimostrato con certezza: l’avventura della memoria inizia in quella straordinaria “sala di registrazione” primordiale che è il grembo materno. Nell’involucro placentare il feto viene raggiunto dalle percussioni sonore del cuore e dalla voce della madre. Queste vibrazioni musicali si imprimono in maniera indelebile sulla sua memoria, costituendo la base fondamentale del suo rapporto con se stesso e con il mondo.  

Per tale ragione la memoria viene collegata alla figura materna e all’armonia, poiché il battito cardiaco e la voce della madre con il  ritmo dialettale della sua lingua, essendo il primo contenuto esperienziale e memoriale del feto, costituiscono il suo diapason interiore, uno spartito inconscio al quale sempre tornerà quando imparerà a parlare, quando si proverà ad elaborare ritmi musicali, oppure semplicemente quando canterà, scriverà poesie, danzerà, e persino dipingerà (poiché l’arte è tutta Armonia). In questo senso dunque tutti siamo artisti, poiché in ogni essere umano vi è ab originem questo nocciolo di esperienza che rende possibile ogni forma d’arte.

 La memoria è quindi come dice la filosofa spagnola Zambrano, un desnacer, un dis-nascere, ossia un ritornare sempre al quel nocciolo di esistenza da cui tutti discendiamo. E in questo ritorno, noi raccogliamo ciò che intanto il nostro cammino ha visto realizzare, attuando una rinascita della realtà intorno a noi, sotto una nuova luce. Così noi stessi grazie alla memoria non rinasciamo ma è come se tornassimo a non-nascere, poiché torniamo all’esperienza del grembo materno.

Il valore etico della memoria consiste proprio in questo saper illuminare le nostre origini comuni, quindi essa è legata alla nostra terra, ai nostri luoghi d’infanzia, al nostro dialetto, ma soprattutto alla loro storia. Senza memoria non solo non vi sarebbe alcuna storia, ma soprattutto non vi sarebbe alcun riscatto di coloro che la Storia (con la “S” maiuscola, come ci insegna Elsa Morante) l’hanno solo subita: i vinti di ieri e di oggi. La memoria offre a questi ultimi una possibilità di giustizia e di verità.

La memoria è dunque l’affermazione di un bene comune, di un’armonia di identità diverse, e , in ultima analisi, assoluto fondamento di pace.


 

 
meta
Chi sei tu o Mnemosyne?

Mnemosyne

 

Chi sei tu, o Mnemosyne?

Perché non sveli

il tuo amabile volto

disegnato dal tempo?

E culli ancora

quel vagito innocente

nel palmo del mondo

col tenero fluire

della materna tua parola?

Ancora serbi in seno

quel nido di piume neve,

di musica ape miele,

di poesia ninna favola storia,

di grembo lingua melodia,

di ritmo cuore armonia?

Nutrice sei di chiara visione,

di nuova e antica voce,

di danzar trasparente e vivo

nel cerchio di corale luce?

 

Nel silenzio del principio

sei conchiglia del mistero,

ampio sinfonico golfo

tiepido vento bambino.

 

Nostalgia e passione,

nome caro e familiare

in rinnovato ardore .

Tremore e albore

umili lumi nell’errore

valore e languore.

 

Il germinar di vita

che vedo intorno,

questo morbido pane

bianco e tondo,

i nati vinti e vincitori,

le loro guerre, i loro dolori,

tutta la verità da ciascun

vissuta, patita, curata,

sarà da te salvata.

Sarai tu il mio e il loro

Desnacer [1].

 

Tu da sempre trai

da occulte tentazioni

da oblianti  messi

i nostri passi incerti

nella via di bianchi sassi.

Testimoni la dignità d’esistenza

di comune origine coscienza.

Dell‘eroico viaggio

nel periplo di fuoco

d’eterna fiera utopia

segui scia caduta e volo.

Tu diletta d’aranci e d’ulivi cinta

al vulcano, al fiume, al divino

all’amata terra di odori e vino,

nel vespero annunci

speranza e  libertà.

Alle spalle curve insegni

coraggio riscatto e verità.

Racconti a nuovi sognatori

di un treno che è partito e va,

conduci i vinti ai vincitori

canti il loro silenzio in pace.

 
Alfia Milazzo

[1] Desnacer , vocabolo francese che significa letteralmente  dis-nascere,è  il termine usato dalla filosofa spagnola Marìa Zambrano per esprimere il concetto di memoria.  Infatti  “la ricerca del punto di partenza è il motore, la vera “causa movens” del ricordare, del rivivere per vedere; del rammentare per poter vedere. […] Ricordare è allora un dis-nascere del soggetto per andare a raccogliere ciò che in lui e attorno a lui è nato. E, nel raccoglierlo, restituirlo, se possibile al nulla, per riscattarlo dalle oscurità iniziale e dargli occasione di rinascere, perché nasca in altro modo, questa volta nel campo della visione” (Note di un metodo, p.88)

nel campo della visione” (Note di un metodo, p.88)

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