Mnemosyne
Chi sei tu, o Mnemosyne?
Perché non sveli
il tuo amabile volto
disegnato dal tempo?
E culli ancora
quel vagito innocente
nel palmo del mondo
col tenero fluire
della materna tua parola?
Ancora serbi in seno
quel nido di piume neve,
di musica ape miele,
di poesia ninna favola storia,
di grembo lingua melodia,
di ritmo cuore armonia?
Nutrice sei di chiara visione,
di nuova e antica voce,
di danzar trasparente e vivo
nel cerchio di corale luce?
Nel silenzio del principio
sei conchiglia del mistero,
ampio sinfonico golfo
tiepido vento bambino.
Nostalgia e passione,
nome caro e familiare
in rinnovato ardore .
Tremore e albore
umili lumi nell’errore
valore e languore.
Il germinar di vita
che vedo intorno,
questo morbido pane
bianco e tondo,
i nati vinti e vincitori,
le loro guerre, i loro dolori,
tutta la verità da ciascun
vissuta, patita, curata,
sarà da te salvata.
Sarai tu il mio e il loro
Desnacer.
Tu da sempre trai
da occulte tentazioni
da oblianti messi
i nostri passi incerti
nella via di bianchi sassi.
Testimoni la dignità d’esistenza
di comune origine coscienza.
Dell‘eroico viaggio
nel periplo di fuoco
d’eterna fiera utopia
segui scia caduta e volo.
Tu diletta d’aranci e d’ulivi cinta
al vulcano, al fiume, al divino
all’amata terra di odori e vino,
nel vespero annunci
speranza e libertà.
Alle spalle curve insegni
coraggio riscatto e verità.
Racconti a nuovi sognatori
di un treno che è partito e va,
conduci i vinti ai vincitori
canti il loro silenzio in pace.
nel campo della visione” (Note di un metodo, p.88)