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_Il mio diario del parlare materno

25 agosto 2006

E’ calato il buio su questa terrazza dell’Etna dalla quale vedo scorrere la mia lunga ed inesorabile estate.

Il mio bambino, accoccolato sulle mie ginocchia, si stropiccia gli occhietti per il sonno. All’improvviso, volge lo sguardo verso il cielo e con un dito indica il firmamento. Le costellazioni sembrano figure che si animano stuzzicate dal movimento del suo indice. Una ad una si accendono le stelle come fiammelle in cielo sulle quali il mio bimbo, piccolo mago di poesia, sparge polvere di intensa meraviglia. “Mamma, tetè? eeeee beee, tetè?”. Mamma che cos’è quello?, è bello, che cos’è?

Abbasso la voce e gli parlo in un orecchio per non interrompere il silenzio fiabesco che ci circonda. “Le stelle, quelle sono le stelle, vedi brillano lassù per te”. E lui mi risponde a voce bassa: “Mamma, eh, eh, sù”.

Non è solo meraviglia, la sua, è di più, è nascita di un pensiero infinito, che si iscrive con impalpabile purezza nei tratti del suo viso. Abbaggliata da questa visione, me ne sto in un angolo della scena a rimirare il prodigioso evento della volta celeste catturata dagli occhi di mio figlio. A che servirebbe tanta bellezza se non ci fossero due occhi di bambino ad apprenderne il mistero?

Come Narciso, l’essere si specchia nell’universo, mentre il mio bambino, universo nel mio cuore, si abbandona tra le mie braccia e si addormenta. Le sue piccole mani, strette tra le mie, custodiscono il segreto scoperto questa notte.

Intanto il taccuino della memoria sfoglia le sue pagine, quelle scritte e quelle ancora da scrivere. Il fruscio dei fogli si arresta alla più bella descrizione del firmamento che abbia mai letto, quella di Elsa Morante nell’Isola di Arturo.

 

Il firmamento notturno era un’immensa tenda istoriata, distesa su di me……Anzi, no, era un albero immenso, fra le sue ramificazioni le stelle stormivano come foglie…….e tra questi rami c’era un unico nido, il mio, io m’addormentavo dentro questo nido…..

 

La volta celeste ha molto in comune con il grembo materno: buia, salvo la luce stellare, e soprattutto avvolgente e misteriosa come può esserlo la placenta nel vissuto prenatale. L’immagine dell’albero con il nido, pensata dalla Morante, mi sembra anch’essa legata all’esperienza prenatale: l’albero è simbolo della vita, come il nido è simbolo di casa, di protezione e nutrimento dei piccoli.

 

Che sia questa la ragione dello stupore del mio bambino? L’essersi inconsapevolmente “ritrovato” nella notte uterina (come la definisce l’otorino pediatra Alfred Tomatis)?

 

La notte, immemore compagna di passaggi vitali, conoscenza, verità, e ….sogno, infine.

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