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Artemide
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_Il mio diario del parlare materno

27 giugno 2007

 

ARCHETIPI FEMMINILI NELLE PREGHIERE IN LINGUA MATERNA

 

Santa Ninfa sacrata

avìti na chiesa cunsacrata

Iu vi preiu stanotti

in sognu viniti

Se è di no,

sciumi currenti

e focu ardenti

se è di sì,

na chiesa parata

na mensa cunsata

na vigna caricata

Pater Nostre, Ave Maria, Gloria e Patri.

 

Dopo avere pronunciato queste preghiere la nonna Maria si addormentava. Chiedeva a Santa Ninfa di portarle in sogno la profezia del domani, nei momenti delle scelte più difficili. Ad esempio sui passi da far compiere ai figli nello studio o in presenza di malattie e di altri problemi gravi. Una volta, poco prima che lei morisse, le chiesi di pregare anche per me, perché ero incerta sul mio futuro, se partire per Milano o restare. E lei fece un sogno del quale non mi raccontò il contenuto ma mi diede solo la spiegazione. Ebbene, la mia scelta fu del tutto indipendente, ma dopo qualche anno la profezia del suo sogno si avverò. E, nonostante possa essere stata solo una coincidenza, beh, io non posso fare a meno di ripensarci. Tanto più che molti altri membri della famiglia mi hanno riferito episodi analoghi nei quali le profezie di Santa Ninfa hanno anticipato eventi da essi vissuti.

Ciò mi ha spinto a compiere delle ricerche sulle preghiere in lingua materna pronunciate da mia nonna e dalla mia bisnonna, legate in qualche modo alle loro paure inconsce e anche alle loro aspettative dell’avvenire. E con mia enorme sorpresa ho trovato un patrimonio di formule ed espressioni che mantiene in sé tracce assai significative di quello che lo psicanalista Carl Gustav Jung (come si legge ad esempio ne L'Archetipo della madre, Bollati Boringhieri, Torino, 1990) definisce archetipo femminile, ovvero quell'immagine primitiva, originale che, pur non avendo una struttura reale, non riferendosi cioè ad un qualcosa di esistente in carne e ossa, ha un suo ambito simbolico e mitico capace di agire nella psiche e di imprimersi nella coscienza.

E quali sono allora gli archetipi femminili presenti nella preghiera di Santa Ninfa?

A proposito dell’archetipo femminile Jung scrive che vi sono due aspetti correlati alla figura della Grande Madre, uno positivo e l’altro negativo: «La magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera, angoscia, l'ineluttabile» (C. G. Jung, L'Archetipo della madre, Bollati Boringhieri,Torino, 1990, p. 31). Come abbiamo letto nella preghiera a Santa Ninfa risaltano sia il carattere divinatorio della santa sia il suo potere di trasmettere in sogno immagini positive e negative che inducono chi sogna ad elaborare un’interpretazione benevola o malevola rispetto alla scelta da compiere. Dunque in Santa Ninfa si sovrappongono entrambi i caratteri dell’archetipo, quello positivo e quello negativo.

E’ illuminante anche un altro passo di Jung in cui egli elenca una serie di simboli correlati all’archetipo della Grande Madre: «Possiede una quantità pressoché infinita di aspetti. …..In un senso più elevato, figurato: la dea, in particolare la madre di Dio, la vergine (come madre ringiovanita, per esempio Demetra e Core), Sophia (come madre-amante, eventualmente anche del tipo Cibele-Attis, o come figlia/madre ringiovanita-amante); la meta dell'anelito di redenzione (paradiso, regno di Dio, Gerusalemme celeste). In senso più lato: la Chiesa, l'università, la città, la patria, il cielo, la terra, il bosco, il mare e l'acqua stagnante, la materia, il mondo sotterraneo e la luna. In senso più stretto: i luoghi di nascita o di procreazione - il campo, il giardino, la roccia, la grotta, l'albero, la fonte, il pozzo profondo, il fonte battesimale, il fiore come ricettacolo (rosa e loto) ; il cerchio magico… In senso ancora più stretto: l'utero, ogni forma cava, il forno, la pentola; diversi animali: la mucca, la lepre e ogni animale soccorrevole in genere» (C. G. Jung, L'Archetipo della madre, Bollati Boringhieri,Torino, 1990, p. 29).

Rientrerebbero così nella preghiera a Santa Ninfa i simboli positivi della chiesa, della mensa, della vigna carica, e quelli negativi del fiume in piena e del fuoco che brucia.

Vi sono poi altre preghiere della notte, che richiamano l’archetipo della Grande Madre sotto le spoglie di Maria, del suo simbolismo materno e protettivo:

 

Iu mi cuccu na stu lettu

Ccu Maria na lu pettu

Idda dormi

Idda vigghia

Su c’è cosa mi ruspigghia

Mi cummogghia cu so mantu

A nomi do Patri

Do Figghiu e do Spiritu Santu.                                 

 

Oppure fanno riferimento al sonno come regno dell’incerto in cui può accadere di varcare la soglia dell’aldilà:

 

Iu mi cuccu ppi durmiri

Na lu sonnu pozzu muriri

Si nan trovu u cunfissuri

Pirdunatimi Signuri!

 

Na stu lettu mi cuccu iu

Cincu santi trovu iu

Dui da testa

Dui de pedi

Na lu menzu San Micheli!

 

E per concludere citerò la preghiera alla Luna, espressione più importante di questo intenso riaffiorare di archetipi materni nel dialetto:

 

Luna lunedda

Ti fazzu la cudduredda

Ti la fazzu bedda ranni

Comu a chidda di San Giuvanni

 

Questa preghiera pronunciata prima di fare il pane è ricchissima di riferimenti simbolici femminili:

1.    la luna: il simbolismo della Luna è il principio femminile matriarcale: la coscienza matriarcale è la coscienza femminile esposta ai processi inconsci, portatrice di rinascita spirituale, simbolo per eccelenza della figura materna. Sappiamo infatti che la luna nell’antica Grecia era identificata con la dea Artemide, che avendo aiutato la madre Latona a partorire nell’isola di Delo suo fratello Apollo, era considerata anche la divinità protettrice del parto; 

2.    il pane e la panificazione, attività femminile che avveniva di notte, è il simbolo della pienezza, della fecondità, della rinascita, non a caso i giorno di Pasqua, sia in quella ebraica che in quella cristiana, si prepara u pane speciale, simbolo del passaggio oltre la morte, quindi affermazione della vita, miracolo della rinascita; 

3.    San Giovanni, qui il richiamo è al santo protettore di Ragusa Ibla e a questo proposito bisogna ricordare che in Sicilia durante la colonizzazione greca, esistevano tre città con questo nome. Una di esse era alle pendici dell’Etna e più d’uno storico ha creduto che sorgesse proprio nel territorio di Biancavilla. Ora anche se l’ipotesi che Biancavilla sia stata l’antico topos di Ibla etnea non trova alcuna conferma, essa non manca di suscitare interessanti interrogativi. Infatti risulta che nelle città di Ibla fosse attivo il culto della dea Hybla, metamorfosi e sintesi siciliana della dea Artemide e della dea Dèmetra, protettrice dei cereali, del grano e della terra. E’ probabile dunque che il culto lunare di Artemide e quello cerealicolo di Dèmetra abbiano influito non poco sulla struttura inconscia delle popolazioni di Ibla, anche di quella etnea. E, se così fosse, in che misura questo influsso è riscontrabile in alcuni aspetti culturali femminili?

 

Forse la preghiera di Luna Lunedda è residuo archetipale del passaggio di una Grande Madre, Artemide o Dèmetra, nell’ordine simbolico femminile biancavillese.

 

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