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_la lingua materna è fatta anche di silenzi
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_Il mio diario del parlare materno

29 agosto 2006

Per un attimo mio figlio Federico si sofferma a meditare in piena solitudine.

Mi avvicino in punta di piedi e gli domando, incuriosita, a che pensa e lui risponde a voce bassa, rapito da un ignoto sentimento:

“E’ intenso, non trovi?”

“Che cosa, gli chiedo, che cosa è intenso?”

“Il silenzio, mamma, il silenzio è intenso”.

“Sì, gli rispondo, dopo essermi fermata ad ascoltare anch’io, hai proprio ragione, è intenso”.

Mi trattengo con lui, in questa sospensione temporale, sedendogli accanto, sopra un muricciolo di pietra, sotto un immenso castagno.

Per un istante, il vento sembra tendere l’orecchio.

L’intensità si fa muta e carezzevole.

Il fondo sonoro fluisce lentamente. Così il delicato stormire di un uccello, il tenero oblio di una corolla di oleandro che si ripiega su se stessa e la fragilità, la voluttuosa fragilità, di una farfalla che scherza con un cespuglio di rose. Tutto concorre umilmente alla formulazione di un verbo senza parola, di una festa senza suoni, di una sinfonia senza vibrazioni, l’avverarsi di una musicalità corale e infinita.

Ci teniamo vicini madre e figlio, mano nella mano. Assaporiamo insieme la quiete: ora ci circonda e si lascia indossare dai nostri cuori come una tunica di fresco lino bianco. Una quiete chiara e giocosa. Rivedo, chissà perché, la mia piccola mano di bambina, immersa in un ruscello d’acqua limpida, che sgorga da una sorgente ai limiti di un giardino dove mi recavo con la nonna Maria. Le mie dita cercano invano di trattenere il corso dell’acqua. Allora le rigiro dentro per formare piccoli gorghi: i riflessi della luce producono uno strano brillio sul mio volto e sulle rocce attorno. Il gioco dell’acqua è un caleidoscopio: la bambina fa il solletico alla natura, che ride anch’essa, si diverte.

Pace, contentezza dell'intimo.

Come nell’isola in cui siamo approdati, seguendo rotte fanciullesche e navigazioni sentimentali. Qui mi conduce con le sue parole essenziali, mio figlio, bambino poeta, inconsapevole maestro del grande, divino silenzio.

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