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_fragilità e forza della cura materna
Gemma bacia Marcella neonata
 
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_Il mio diario del parlare materno

5 gennaio 2007

 

L’anno nuovo comincia e ancora una volta sperimento la fragilità dell’esistenza, di madre e di figlia.

“I figli sono esseri fragili e noi tutti siamo ‘figli’”, scrive la poetessa Ida Travi ne Il cuore sacro della lingua (a cura di C. Zamboni, Il Poligrafo, Padova, 2006, p. 81).

Fragilità e cura: quali parole potrebbero esprimere meglio il rapporto tra madre e figli.

E’ nella lotta alla fragilità dell’essere che si condensa la spinta materna alla cura. Lotta contro le malattie, le lacrime, gli scoramenti e le prime delusioni della vita.

 “Mamma, mi aiuti?” “Si, certo”.

Ed ogni volta è un sottrarsi al nostro tempo, che si assottiglia sempre di più fino a ridursi a un'inconsistente pellicola trasparente.

Sono il nostro punto di forza, i figli, e di debolezza allo stesso tempo. 

“Formano la fragile lastra frapposta al mondo, sul quale si imprime l’incrinatura. Sono il finto spartiacque contro il quale va a frangersi il tempo” (Ida Travi, ibidem).

 

Nel dialogo con i miei figli scorgo i geroglifici di un passato perenne. Le cure che riverso su di loro sono un ciclo di acque sotterranee, che sfuggono alla cattura del tempo.

Per una malattia, il mio piccolo, non riusciva a mangiare né a dormire.

Stanotte l’ho preso in braccio e l’ho cullato con dolcezza, tenendolo avvolto in una coperta morbida. Gli ho cantato una allegra nenia del Natale che fa così:

 

Maria lavava

Giuseppe stendeva

Il bimbo piangeva

Chè il latte voleva.

“Sta zitto, mio figlio

Che adesso ti piglio,

il pane non ho,

ma il latte ti do”.

 

Con mia grande sorpresa il piccolo mi ha interrotto chiedendo latte, “Mamma, atte, voio atte!”

Mentre succhiava vorace dalla tettarella, ho continuato a cantare la nenia e a cullarlo.

Si è addormentato così, sazio e felice, sognando di essere il bimbo Gesù (“bimbo Tutù”).

Un fitto intreccio di gesti e parole, questa è la tela della cura, tessuta a mano dalla notte dei tempi. Protegge e solleva dai mali del mondo. Allevia, sfama, culla, addormenta.

Anima un sorriso - breve, intenso – sul viso dormiente di un bambino.

Va, solitaria a scovare il senso della nostra vita, più fragile sì, ma tanto più meravigliosa. Va, splendente, cometa di Betlemme apparsa per indicarci il punto esatto in cui nasciamo e rinasciamo, ogni istante. Coi nostri figli, con i nostri genitori, con la nostra madre.

 

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