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_Il mio diario del parlare materno

6 giugno 2006

La mattina, quando il mio piccolo si sveglia, gli parlo con dolcezza e gli sorrido. Gli dico frasi come: "Ciao, amore, ti sei svegliato? Evviva! Adesso andiamo a bere il latte?"Lo tengo stretto e continuo a parlargli finché non si è svegliato del tutto.

La qualità del risveglio è importante per la serenità del bambino, come del resto lo è per l’adulto. Ricordo che la nonna Maria ci svegliava con una canzoncina molto allegra che faceva così: "Alla scuola col panierino, zumpallèro, zumpallèro, alla scuola col panierino, zumpallèro zumpallà". Era il ritornello a svegliarmi con delicatezza e allegria, una specie di levata d’àncora dal mare di sonno in cui galleggiavo. Mi sospingeva alla veglia, incontro al nuovo giorno. Con il suo ritmo, mi predisponeva al compito di andare all’asilo che si trovava all’interno di un collegio religioso (la Bbatìa). E mi riportava alla realtà di "quel panierino", ovvero un cestino, in cui la mamma infilava il mio pranzo con qualche sorpresa che avrei consumato a merenda.

E a proposito di risveglio c’è una poesia di Paul von Ostaijen (poeta nederlandese) che riporta in una sorta di protolinguaggio i pensieri di un bambino, Marc, e il suo saluto al mondo che lo circonda:

Marc saluta di mattina le cose

Ciao omino con la bicicletta sul vaso con il fiore fiore fiore

ciao seggiola accanto alla tavola

ciao pane sulla tavola

ciao pescatore-pesce con la pipa

e

ciao pescatore-pesce col berretto

berretto e pipa

del pescatore-pesce

buon giorno

ciao pesce

ciao caro pesce

ciao piccolo pesce mio

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