TORNARE ALLA LINGUA MATERNA
Che cos’è all’origine di tutto, della nostra esperienza della vita, del mondo, e degli altri? E che cosa rimane, oltre i confini del nulla, al centro di tutto, di ciò che siamo oggi e che eravamo ieri, fino all'ora X del nostro concepimento nell'utero materno?
Che cosa resta, direbbe la Arendt?
Resta, resiste la lingua materna.
Che cos’è la lingua materna?
E’ il sale della terra in cui siamo stati deposti sin dalla nascita.
E’ il nostro habitat originario.
L’essere umano si riconosce nella sua particolare capacità di parlare. La lingua che noi parliamo è il modo specifico di partecipare alla koinè umana.
Ma la lingua materna non va confusa con la lingua nazionale, né con tutte quelle forme espressive che poggiano su codici e regole trascritti e studiati. La lingua è primariamente una vibrazione viva, che pone in rapporto un tu, un io e un esso, e li rappresenta simbolicamente in un significante e in un significato tra loro dinamicamente interallacciati.
La lingua materna è il nostro alfa conoscitivo e sensoriale da cui noi discendiamo. Non altro siamo, infatti, se non uno degli infiniti possibili giri di valzer attorno a quell’unicum di fiato-suono-contenuto-relazione che è la parola materna.