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_GIOVANNA SICARI, POETESSA RICCA DI PIETA'

 

 

da Nudo e misero trionfi l'umano

 

 

Gesù proteggimi dalla distrazione

dagli occhi ormai tracciati col piccone

dai corpi picconati

dai corpi scavati nella roccia

e la figura cade gonfia nella materia grezza.

 

Proteggimi dal nero metallico

dei rami e dalle trame

proteggimi, come oggi

che la Tiburtina non ha macchie

e risplende di rari colori

questa è la tua periferia

questa è la periferia degli umani.

 

 

Chi era Giovanna Sicari?

Basterebbe leggere questi versi che ho riportato qui per intuire la personalità straordinaria di una delle voci poetiche più amate del '900.

Giovanna Sicari, nata a Taranto nel 1954, è vissuta a Roma insegnando per dodici anni nelle carceri di Rebibbia, si è poi trasferita a Milano ed è morta alla fine del 2003.

Ha collaborato  a numerose riviste, tra cui: "Poesia", "Galleria", "Rendiconti", "Fermenti"e - dal 1985 al 1989 - è stata redattrice della rivista l'Arsenale.

 

La sua poesia è caratterizzata da una ricchezza emotiva che si esprime in un linguaggio denso di rappresentazioni materiali.

Nelle sue prime plaquette (termine che sta ad indicare un opuscolo stampato in poche copie, per particolari e occasionali esigenze) Decisioni, del 1986 e Ponte d’ingresso, dell’88, e nelle raccolte maggiori, come Sigillo (1989), Uno stadio del respiro (1995) e poi nel libro scritto nel tempo della sua malattia e uscito poco prima della sua morte  Epoca immobile (2003), la sua più importante opera, la poesia della Sicari è attraversata dalla viva percezione di una verità tragica, segnata da momenti di terrore, come nella messa a fuoco del rapporto tra i fanciulli e la morte, nel testo I bimbi nuotano forte.

Giovanna Sicari si esprime in questo libro usando stili e registri variegati, passando dalla poesia-preghiera al canto e al lamento, rivolto però alla tragicità non del singolo destino, ma quello più universale che lega le persone. “Preghiera, canto e lamento che si spingono fino all’orrore e montano nel delirio, che arrivano a vertigini visionarie o all’attesa del silenzio. Un’opera ricca di profonda emozione e umanissima pietà.”

 

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