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_Anita Shreve

 

Bambine nella neve

 

Ho finito di leggere il romanzo di Anita Shreve Una luce nella neve, pubblicato da Salani.

E’ la storia di Nicky, una bambina di dodici anni che vive con il padre, in una fattoria lontana dalla città. La madre della piccola è morta con la sorellina di un anno in seguito ad un incidente automobilistico. Il padre ha deciso di tagliare i ponti con tutto ciò che può rammentargli il passato e la vita felice insieme alla moglie. Nicky invece non sopporta l’isolamento fisico e  affettivo a cui l’ha relegata il padre e tenta in tutti i modi di tenere vivo il ricordo della madre e della sorellina scomparse.

Una sera la loro vita viene sconvolta da un evento straordinario: il ritrovamento di una neonata abbandonata in mezzo alla neve. Grazie al loro intervento tempestivo, la bimba riesce a salvarsi e viene affidata ai servizi sociali. La notizia del loro atto eroico viene pubblicata su tutti i giornali. Nicky s’interroga, tra rabbia e dolore, sul tragico significato dell’abbandono. A un certo punto, prima dell’arrivo di una violenta bufera di neve, si presenta alla fattoria una giovane donna, Charlotte, che si scopre essere la madre della neonata. I tre rimangono bloccati nella fattoria in prossimità delle feste natalizie.

Sfidando i divieti del padre di parlare con la sconosciuta, Nicky riesce a venire a capo della vicenda: non è stata la donna ad abbandonare la bambina, ma è stato il suo fidanzato che ha tentato di sbarazzarsene. Nel dialogo con Charlotte, Nicky trova la forza per confrontare la propria nostalgia della madre con i sentimenti di Charlotte, madre alla quale è stata strappata una figlia. Nicky conoscerà la piega amara dei sensi di colpa degli adulti e troverà, nella visione della neonata affidata alle cure di una nuova madre, la speranza in un futuro migliore per tutti.

 

Sul mio tavolo da lavoro accanto al romanzo della Shreve giace da qualche settimana la stampa di un comunicato di Amnesty International. Ecco cosa dice:

Nascere bambine

Nascere bambine in alcuni paesi del mondo significa letteralmente "rischiare la vita". Si stima, infatti, che almeno 100 milioni di bambine "manchino all'appello" in Asia meridionale, Cina, Medio Oriente e Nord Africa dato che ci sono molte meno femmine di quante dovrebbero esserci in base all'andamento demografico. Questo perché la discriminazione nei confronti delle bambine si traduce, nei primi anni di vita, in meno cibo e meno cure mediche e a volte nell'eliminazione fisica.

Amnesty International (Sezione Italiana)

Fonte: http://www.amnesty.it/educazione/formazione/mainstreaming/bambini/nascere.html

13 novembre 2006

E’ stato solo un caso che questo comunicato sia stato conservato accanto al romanzo della Shreve?  C’è forse qualcosa che li lega?

Apparentemente niente.

Ma se consideriamo il femoneno denunciato da Amnesty International nella sua essenza, i numeri parlano di neonate abbandonate “nella neve”, proprio come la piccola del romanzo della Shreve.

E riflettendo su questa associazione involontaria delle due letture, ho pensato che noi donne occidentali non abbiamo ancora abbastanza energia mentale e umanitaria per colpire la discriminazione di cui soffre il sesso femminile nel mondo. Non sto pensando a grandi campagne femministe, ma a piccoli gesti concreti in favore delle donne, delle bambine dei paesi più poveri.

Un esempio? Action Aid(http://www.actionaidinternational.it/pages/244.jsp) raccoglie fondi per far sì che le donne nord africane non acconsentano alla mutilazione genitale delle proprie figlie, oppure per favorirne la formazione e l’inseriento professionale attraverso il microcredito.

Mi vengono in mente le parole pronunziate durante il V Convegno Internazionale per l’Africa (svoltosi in aprile 2006) da una missionaria, Jane Muguku, attiva anche nel ruolo di formatrice in Kenia: " Ci vogliono altre donne per scoprire i doni e far crescere il lavoro di altre donne ovunque esse si trovino… noi in Africa diciamo che se educhi un bambino educhi un uomo, se educhi una bambina educhi una nazione."

Sono mille i modi di cui disponiamo per salvare una bambina “dalla neve”, non starò qui ad elencarli, l’importante è intraprenderne almeno uno.

 

Alfia Milazzo

1 marzo 2007

 

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