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_un volto femminile del teatro siciliano
Antonella Caldarella
Antonella Caldarella, autrice e interprete di talento, ha messo in scena l'ultima sua fatica: un cunto sulla sicilianità in bilico tra eroismi e viltà, tra valori positivi e mafia.
_terra di cunti
Antonella Caldarella
Un momento della rappresentazione della Terra de li rosi. Notevole la regia dello spettacolo. La scenografia scarna ed essenziale serve a sottolineare il valore intrinseco della parola e della narrazione che, a differenza della messa in opera da parte dei cantastorie siciliani, non richiede iconografia di sfondo per la descrizione degli eventi, ma si affida unicamente al potere evocativo della voce e della mimica corporea.
 
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_un cunto da "la terra di li rosi"

 

LA TERRA DI LI ROSI  - Cuntu  in dialetto siciliano di e con Antonella Caldarella – Musiche dal vivo di Steve Cable prodotto dalla compagnia TEATRO ARGENTUM POTABILE

 

 

Un antico canto siciliano dice che la Sicilia è la terra de li rosi, una terra bella e profumata come una rosa, ma irta di spine. Così è anche il carattere ambiguo dei siciliani: tra loro vi è chi si distingue per il coraggio, l’alto senso dello stato e della civiltà, la cultura e l’onestà; e chi invece è noto per l’appartenenza alla mafia, per l’efferratezza degli atti violenti, per il disprezzo della democrazia.

 

Antonella Caldarella voce e autrice della compagnia La casa di creta e del teatro Argentum Potabile, ha scritto e interpretato un cunto in dialetto siciliano che affronta il tema della mafia e della Sicilia proponendo tre esempi tratti dalla storia dell’isola: Peppa la Cannoniera, Salvatore Giuliano e Rita Atria.

 

L’originalità della rappresentazione della Caldarella sta nell’abbinamento dell’arte del cunto alla voce femminile. La ripresa del genere popolare da parte di celebri cantastorie come Rosa Ballistrieri e Rosita Caliò (famosa catanese ha inciso più di 500 brani tra i quali uno dedicato alla strage di Portella della Ginestra), ha conosciuto pochi spazi in ambito teatrale. Così invece il cunto si fa monologo drammatico, e nella recitazione della Caldarella si eleva a una forma alta di poesia popolare. Ripercorrendo vie sentimentali e storiche care ai grandi cantastorie quali Nino Buttita (celebre il suo cunto poetico Un secolo di storia), Ciccio Busacca e Turiddu Bella, la Terra di li rosi esalta le finalità educative del cunto: dà informazione, interrogando la coscienza degli spettatori con domande provocatorie, suscita riflessione su argomenti e fatti rilevanti, e infine offre uno sguardo lievemente ironico sulla drammatica realtà che descrive.

 

Il vibrante contrappunto musicale alla maniera di Sara Cappello si avverte nelle note composte per lo spettacolo da Steve Cable. Riecheggiano tonalità e ritmi propri di antiche ballate, come quelle di secoli di tradizioni musicali. La musica arriva per sottolineare un passaggio o approfondire espressioni di denuncia o di richiamo alla memoria.

 

Ed è proprio alla memoria, alla sua capacità di sostenere la coscienza nei momenti bui della storia che il cunto della Caldarella si rivolge. La figura di Peppa la Cannoniera è emblematica di una certa sicilianità che non si rassegna alla fame e alla schiavitù imposta dai potenti, ma cerca vie di riscatto attraverso la lotta e il coraggio delle proprie azioni.  Un’altra donna, Rita Atria, è paradigma dell’elaborazione interiore di un’opposizione alla mafia, che trova in lei, nonostante la giovane età, temperamento vivo e ragioni forti per affrontare l’isolamento e l’esilio dei collaboratori di giustizia, ma non resiste di fronte alla sconfitta dell’uccisione del giudice Borsellino. La mafia è dentro di noi e per sconfiggerla dobbiamo essere più presenti, più consapevoli, scrive nel suo diario.

 

Il racconto della vicenda di Salvatore Giuliano si svolge nell’ambito della denuncia: Giuliano diventa bandito per sfuggire a un clima di ingiustizie e di condizionamenti sociali, che non gli danno scampo. Ma è poi lo stesso che in uno degli episodi più oscuri della storia siciliana, si rende responsabile della strage di Portella delle Ginestra. Il cunto si sposta tra un interrogativo e l’altro descrive le voci terrorizzate della gente durante gli spari, adombra scenari alternativi alla versione ufficiale, fa lievitare il sospetto senza dare soluzioni facili e definitive.

 

Il male della Sicilia, descritto anche nelle sue radici etimologiche, è la mafia e questa per esistere necessita del silenzio dei suoi abitanti, del loro sconforto e della loro resa. Rinascerà la terra de li rosi solo se sapremo, noi siciliani, concretizzare una nuova cultura e una nuova visione della convivenza civile, se sapremo trovare nelle strade dell’utopia lo slancio e la dignità del nostro essere.

 

 

 

Alfia Milazzo

 

16 febbraio 2007

 

 

 

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