Ho scritto questa ninna nanna pensando alla nascita di mio figlio Federico. Avevo letto Leboyer, "Per una nascita senza violenza", e mi aveva colpito la descrizione dell'attimo in cui il bambino respira per la prima volta e dell'indicibile sofferenza che questo fatto gli provoca. Alla respirazione e al primo riconoscimento della voce materna che avviene, si può dire, nello stesso istante, alla nascita, ho voluto dedicare questo canto.
Ninna nanna del bimbo che nasce
Ninna nanna dei tuoi pianti
di vita gemi, sbuffi e canti.
Freschezza dura l’aria alla bocca
Vuole te, t’invade, ti tocca.
Ninna nanna che respira
già fa vela, il vento tira.
Respira piano nel profondo
Tra te e l’intorno un girotondo.
Mentre ti chiamo tu m’ascolti
E gli occhi a me d’un tratto volti.
Sei tu, sei qui, mia carne mio bambino
Nel mondo s’accende ora un sorrisino.
La leggenda del Pesce Luna
La storia del Pesce Luna da me inventata, è ispirata al passaggio del bambino da un'idea di sè come un tutt'uno con il corpo materno (il pesce-Luna si crede parte della Luna) a una rappresentazione del proprio corpo separato da quello della madre. Questa separazione, che la psicopedagogista Dolto identifica con il momento in cui il bambino si guarda allo specchio e si riconosce come diverso dalla madre (intorno ai 6 mesi di età), assume i tratti di una "morte" di sè e perciò è un evento lacerante per il bambino, anche se del tutto naturale. Il bambino comincerà a scoprire il proprio corpo utilizzando tutti i sensi, ciucciandosi le mani, i piedi, studiando ogni parte di se stesso. Da qui in poi costruirà un'immagine biologica del proprio corpo, alla quale farà riferimento quando penserà a ciò che gli altri vedono di lui.
Luna di notte faro celeste/
Con velo di sposa il mare ti veste/
Bacia tremante la tua fronte bianca/
E di amarti mai più si stanca/
Un pesce nasce dal grembo lunare/
Argentea forma nel verdemare/
Pesce Luna ti chiaman le genti/
Leggenda di fate e sirene ridenti/
Dall’altra sua notte, la materna voce,/
di quiete e di sogno perenne nutrice,
ti stringe al seno in un lino di luce,/
il tuo mondo in lei si specchia felice./
Cresce il vento e l’onda pian piano,/
in mare solitario voga un marinaio/
Vede nel buio la tua pinna dorsale
simile a lama di squalo gli pare/
Con fiocina sicura ti colpisce
E di mortale taglio ti ferisce./
Muori pesce Luna, senza fortuna/
amato figlio della madre Luna/
Il tuo corpo inerme giace sulla sabbia/
lo accarezza un bimbo accorso sulla spiaggia./
C’era un Pesce Luna, diremo, e c’era un piccolino./
Ora c’è solo un uomo nel cuore di un bambino.
Alfia Milazzo