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_la nonna Maria
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_Il mio diario del parlare materno

2 giugno 2006

"Camìna-cà-ti-camìna" (cammina-cammina) diceva a un certo punto mia nonna Maria nel bel mezzo di una storia. In quest’espressione indugiava lievemente con la voce e il suo viso, indimenticabile nella dolcezza, si sollevava appena per tirare il fiato. E in quell'istante il mio cuore si riempiva di attesa e di trepidazione: come sarebbe andata a finire? "Camìna-cati-camìna" arrivarono in una casetta in mezzo al bosco tutta ricoperta di cioccolato e caramelle..... La nonna Maria era sposata con un puparo, 'Nzuddu (Vincenzo) Sanfilippo. Di quest'uomo ho coltivato il sogno sin da piccola, attraverso i ricordi della nonna. Lui era morto da tempo e il suo sguardo riflessivo, calmo, leale, ritratto in una foto antica che sporgeva da dietro una vetrinetta, mi ha seguita da sempre, come un'ombra buona che ti accompagna al tramonto. Quanti giochi, quante fantastiche avventure quei pupi avevano intessuto per me, nella mia fantasia. Ed eccoli lì, schierati nelle loro vesti scintillanti, con una piuma colorata in testa. Non avevo simpatia per Orlando. Mi appariva stupido e senz'anima. Invece amavo segretamente lui, Rinaldo. Me lo immaginavo allegro, ironico, libero. Era il mio eroe. Un giorno in soffitta, nel vecchio baule della nonna, trovai uno scampolo di raso giallo. Mia nonna mi disse che con quella stoffa aveva cucito " 'a cammisa di Rinaldo", e se volevo, potevo prenderla per farci l'abito alla bambola. No, non la volli. Anzi, la nascosi in fondo al baule. Mai nessuno, mai nessuno al mondo avrebbe dovuto sciupare la prova che Rinaldo esisteva, era passato di là, lì aveva indossato i suoi abiti, da lì era partito, sorridente e gagliardo, per una nuova e più affascinante avventura. Mentre abbandonavo la soffitta, lo vedevo voltarsi verso di me e, con un gesto simpaticamente bonario, porgemi il saluto. Dietro di lui, avvolto dalla penombra, la figura del nonno, che muoveva coi fili il suo braccio. Ciao Rinaldo, ciao nonno, ciao... e "Camìna-cà-ti-camìna".

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